IN LARGER FREEDOM
VERSO SVILUPPO, SICUREZZA E DIRITTI UMANI PER TUTTI


Compendio del rapporto del Segretario Generale

 

 

I. Introduzione: un’opportunità storica nel 2005
II. Libertà dalla miseria

III. Libertà dalla paura

IV. Libertà di vivere con dignità

V. Rafforzare le Nazioni Unite

VI. Conclusioni: opportunità e sfide



 

I. Introduzione: un’opportunità storica nel 2005

Nel settembre 2005, i governanti di tutto il mondo si riuniranno a New York per esaminare i progressi fatti dalla Dichiarazione del Millennio, adottata da tutti gli Stati Membri nel 2000. Il rapporto del Segretario Generale propone di adottare al vertice un’agenda che fornisca le linee di azione lungo le quali agire in seguito. Si tratta di decisioni che prefigurano azioni e riforme che potranno essere attuate se solo si raggiungerà la sufficiente volontà politica tra gli Stati.

Gli avvenimenti che si sono prodotti dal momento della Dichiarazione del Millennio rendono necessario che si rinnovi il consenso su sfide chiave e priorità e che questo si converta poi in un’azione comune. Il principio ispiratore di questo processo deve essere rappresentato dai bisogni e dalle speranze dei popoli. Il mondo deve promuovere congiuntamente cause quali sicurezza, sviluppo e diritti umani, perchè gli uomini non potranno godere dello sviluppo senza la sicurezza, e di entrambi senza il rispetto per i diritti umani.

In un mondo di minacce e opportunità che sono connesse in modo inscindibile, ogni singolo Stato ha interesse ad affrontare i problemi in modo efficace. Perciò la causa di una maggiore libertà può solo essere promossa con una cooperazione vasta, profonda e globale tra gli Stati. Il mondo ha bisogno di Stati capaci e forti, di una cooperazione effettiva con la società civile ed il settore privato, e di istituzioni regionali e intergovernative globali che siano in grado di mobilitare e coordinare un’azione collettiva. Le Nazioni Unite devono essere ristrutturate secondo modalità inedite, con un’audacia e un’efficienza senza precedenti.



II. Libertà dalla miseria

Negli ultimi 25 anni si è registrato il maggior progresso in termini di riduzione delle condizioni di povertà estrema. Eppure decine di Paesi sono diventati più poveri. Più di un miliardo di persone sono costrette a vivere con meno di un dollaro al giorno. Ogni anno 3 milioni di persone muoiono di HIV/AIDS e 11 milioni di bambini prima del quinto anno di età.

Quella attuale è la prima generazione che possiede le risorse e la tecnologia necessarie per rendere lo sviluppo una realtà accessibile a tutti e liberare l’intera umanità dall’indigenza. Esiste una visione condivisa del concetto di sviluppo. Gli obiettivi del Millennio dello Sviluppo (MDGs), che vanno dal dimezzamento della povertà alla garanzia dell’educazione primaria per tutti i bambini, al contenimento della diffusione di malattie infettive come l’HIV/AIDS, tutti da conseguire entro il 2015, sono diventati criteri guida sui quali misurare un progresso più vasto, ugualmente condivisi da donatori, paesi in via di sviluppo, società civile e principali istituzioni che si occupano di sviluppo.

Gli Obiettivi potranno essere raggiunti entro il 2015, ma solo se tutti le parti in causa cambieranno il loro approccio imprimendo una decisiva accelerazione alla loro azione.

Durante il 2005 il “Partenariato globale per lo sviluppo”, uno degli Obiettivi riaffermato nel 2002 in occasione della Conferenza internazionale sul finanziamento allo sviluppo tenutasi a Monterrey, in Messico, e al Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg, in Sud Africa, deve essere attuato pienamente. Questa alleanza si fonda su un principio di responsabilità reciproca, in virtù della quale i paesi in via di sviluppo devono rafforzare capacità e sistemi di governo, combattere la corruzione, promuovere una crescita che sia guidata dal settore privato e massimizzare le risorse per finanziare strategie di sviluppo nazionale, mentre i paesi industrializzati devono sostenere questi sforzi attraverso una maggiore assistenza allo sviluppo, nuovi negoziati commerciali che siano orientati a promuovere lo sviluppo e una politica più incisiva e consistente di riduzione del debito.

Queste sono le aree di priorità per il 2005:

  • STRATEGIE NAZIONALI: ogni paese in via di sviluppo affetto da estrema povertà dovrebbe adottare e avviare una strategia nazionale di sviluppo entro il 2006, che sia sufficientemente audace da permettere loro di raggiungere gli obiettivi di sviluppo entro il 2015. Ogni strategia deve prendere in considerazione sette ampi “gruppi” di politiche e di investimenti pubblici: uguaglianza tra i sessi; ambiente; sviluppo agricolo; sviluppo urbano; sistema sanitario; educazione; scienza, tecnologia e innovazione.
  • FINANZIAMENTO PER LO SVILUPPO: l’assistenza globale allo sviluppo deve più che raddoppiare nei prossimi anni. Ciò non richiede specificamente nuovi impegni da parte dei paesi donatori, ma almeno il rispetto di quelli già presi in passato. Ogni paese industrializzato che non ha ancora provveduto, dovrebbe stabilire un’agenda per raggiungere la soglia dello 0.7% del PIL quale livello di assistenza ufficiale allo sviluppo non oltre il 2015, iniziando con significativi aumenti non oltre il 2006 per raggiungere lo 0.5% entro il 2009. Gli incrementi dovrebbero essere gestiti attraverso uno strumento internazionale di assistenza finanziaria, e altre fonti innovative di finanziamento dovrebbero essere previste nel lungo periodo. Il Fondo Globale per la lotta a HIV/AIDS, Tubercolosi e Malaria deve essere pienamente finanziato e provvisto delle risorse necessarie per un’ampia strategia globale di prevenzione e lotta all’HIV/AIDS. Queste fasi devono essere sostenute da un’azione immediata volta a garantire la riuscita di una serie di risultati positivi immediati - iniziative a basso costo relativo e di notevole impatto in grado di generare una crescita nel breve periodo e salvare milioni di vite, come ad esempio la distribuzione gratuita delle reti antimalaria.
  • COMMERCIO: I negoziati commerciali di Doha dovrebbero rispettare gli impegni presi per lo sviluppo e essere portati a termine non oltre il 2006. Come primo passo, gli Stati Membri dovrebbero garantire un accesso ai mercati senza restrizioni né dal punto di vista delle quantità né della tassazione a tutte le esportazioni provenienti dai paesi meno sviluppati.
  • RIDUZIONE DEL DEBITO: la sostenibilità del debito dovrebbe essere ridefinita come il livello di debito che consente a un paese di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo e arrivare al 2015 senza un ulteriore incremento nella percentuale del debito.


Una nuova azione è altresì necessaria per assicurare la sostenibilità ambientale. Occorre utilizzare le innovazioni scientifiche e tecnologiche per sviluppare gli strumenti necessari a limitare il cambiamento climatico, e occorre delineare un quadro internazionale più vasto per stabilizzare le emissioni di gas anche dopo la scadenza del Protocollo di Kyoto nel 2012, garantendo una maggiore partecipazione di tutti i maggiori produttori di emissioni sia dei paesi industrializzati sia di quelli in via di sviluppo. Sono necessari inoltre concreti passi avanti anche in materia di desertificazione e biodiversità.

Le altre priorità per un’azione globale comprendono dei meccanismi più efficaci per la sorveglianza ed il controllo delle malattie infettive, un sistema mondiale di allarme tempestivo per le calamità naturali, il sostegno a scienza e tecnologia per lo sviluppo e a infrastrutture regionali e altre istituzioni, la riforma delle istituzioni finanziarie internazionali, ed una più effettiva cooperazione per gestire i fenomeni migratori a beneficio di tutta la comunità.



III. Libertà dalla paura

Se da una parte il progresso in materia di sviluppo è ostacolato da processi di attuazione deboli, dal punto di vista della sicurezza, malgrado un accresciuto e diffuso senso di minaccia, non c’è consenso su scala mondiale, e i rari casi in cui si riesca comunque a mettere in pratica delle misure vengono spesso contestati.

Il Segretario Generale condivide una visione ampia del concetto di sicurezza collettiva. Le minacce alla pace e alla sicurezza del 21° secolo comprendono non solo i conflitti internazionali, ma anche terrorismo, armi di distruzione di massa, crimine organizzato e violenza civile. Rientrano inoltre in tale concetto povertà, malattie infettive mortali e degrado ambientale, perché possono avere conseguenze egualmente catastrofiche. Tutte queste minacce possono causare morte o perlomeno ridurre le possibilità di vita su larga scala. Esse possono mettere a repentaglio gli Stati quali unità costitutive del sistema internazionale.

La sicurezza collettiva oggi dipende dall’accettare il fatto che le minacce che ogni regione considera le più urgenti per sé, lo sono in effetti per tutta la comunità. Non si tratta infatti di questioni teoriche, ma di estrema importanza.

Le Nazioni Unite devono essere trasformate in quello strumento per prevenire i conflitti quale erano state pensate, portando avanti una serie di priorità fondamentali:

  • PREVENIRE LE CATASTROFI PROVOCATE DAL TERRORISMO: gli Stati dovrebbero impegnarsi in una strategia globale basata su cinque pilastri: dissuadere le persone dal ricorrere al terrorismo o dal sostenerlo; impedire ai terroristi l’accesso a risorse finanziarie e materiali; impedire agli Stati di sponsorizzare il terrorismo; sviluppare la capacità statuale di sconfiggere il terrorismo; difendere i diritti umani. Essi dovrebbero poi raggiungere un accordo su un testo di convenzione globale sul terrorismo, basata su una definizione chiara e condivisa, e finalizzare, senza ulteriori ritardi, la convenzione per soppressione degli atti di terrorismo nucleare.
  • ARMI NUCLEARI, CHIMICHE E BIOLOGICHE: è essenziale segnare progressi sia in materia di disarmo sia di non proliferazione. Circa il disarmo, gli Stati dotati di armi nucleari dovrebbero ulteriormente ridurre i loro arsenali di armi nucleari non strategiche e perseguire accordi per il controllo delle armi che non comportino solamente lo smantellamento, ma includano piuttosto anche l’irreversibilità, riaffermando il loro impegno nell’assicurare una sicurezza passiva, e sostenendo la moratoria sui test nucleari. In materia di non proliferazione, l’Autorità di verifica dell’AIEA deve essere rafforzata attraverso l’adozione universale del Modello di Protocollo Addizionale, e gli Stati dovrebbero impegnarsi a completare, firmare e mettere in atto un trattato di sospensione del materiale fissile.
  • RIDURRE LA PREVALENZA ED IL RISCHIO DI GUERRA: Attualmente, la metà dei Paesi che emergono da conflitti violenti ripiombano in uno stato di guerra entro cinque anni. Gli Stati Membri dovrebbero creare una Commissione intergovernativa per il Peacebuilding e un ufficio di Supporto all’interno del Segretariato delle Nazioni Unite, che consentano all’ONU di fronteggiare con maggiore efficacia la sfida di aiutare questi paesi in difficoltà a completare con successo la transizione dalla guerra alla pace. Gli Stati Membri Essi dovrebbero inoltre fare i passi necessari a rafforzare la capacità collettiva di utilizzare al meglio gli strumenti di mediazione, sanzione e mantenimento della pace (inclusa la politica di “tolleranza zero” sull’abuso sessuale di minori e altri soggetti vulnerabili da parte del personale dei contingenti delle operazioni di pace, per mettere in pratica la politica adottata dal Segretario Generale).
  • USO DELLA FORZA: Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe adottare una risoluzione che indichi i principi da applicare nelle decisioni relative all’uso della forza ed esprimere la sua intenzione di attenersi ad essi quando deve decidere se autorizzare o meno il ricorso alla forza.

Altre priorità per un’azione globale includono una più effettiva cooperazione per combattere il crimine organizzato, per prevenire il commercio illegale di armi leggere, ed eliminare le mine che continuano ad uccidere e mutilare innocenti e frenare lo sviluppo nella metà degli Stati del pianeta.



IV. Libertà dalla miseria

Nella Dichiarazione del Millennio, gli Stati Membri dichiararono di non voler risparmiare alcuno sforzo per promuovere la democrazia e rafforzare lo stato di diritto, nonchè rispettare i diritti umani riconosciuti internazionalmente e le libertà fondamentali. Nel corso degli ultimi sessanta anni in effetti è stata promossa una notevole attività normativa al riguardo in forma di trattati.

Tuttavia senza un’effettiva attuazione, queste dichiarazioni appaiono vuote. Senza un’azione concreta, le promesse sono senza significato. Coloro che hanno subito crimini di guerra non trovano conforto nelle parole non tradotte in atto delle Convenzioni di Ginevra. I trattati che vietano la tortura sono di poco conforto per i prigionieri che hanno subito abusi dai loro carcerieri, in particolare dal momento in cui i meccanismi internazionali dei diritti umani permettono ai responsabili di nascondersi dietro personaggi importanti. Le popolazioni oppresse dalla guerra sono in preda alla disperazione quando, malgrado la firma di un accordo di pace, i progressi verso il raggiungimento di uno stato di diritto rimangono scarsi. Gli impegni solenni per rafforzare la democrazia restano parole vuote per coloro che non hanno mai votato per i loro dittatori, e che non vedono alcun segno di un possibile miglioramento della situazione.

Il quadro normativo promosso così egregiamente negli ultimi sessanta anni deve pertanto essere rafforzato. Ed è ancora più urgente che azioni concrete vengano adottate con l’obiettivo di ridurne l’applicazione selettiva, l’attuazione arbitraria e le violazioni impunite. Il mondo deve passare da un’epoca di legiferazione a una di attuazione.

Un’azione è soprattutto richiesta nelle seguenti aree:

  • STATO DI DIRITTO: la comunità internazionale dovrebbe sposare il principio della “responsabilità di proteggere”, quale base per un’azione comune contro il genocidio, la pulizia etnica ed i crimini contro l’umanità. Tutti i trattati relativi alla protezione dei civili dovrebbero essere ratificati e applicati. Occorre rafforzare la cooperazione con il Tribunale Penale Internazionale e altri tribunali internazionali o di guerra, e rendere più efficace il Tribunale Penale Internazionale. Il Segretario Generale intende accentuare la capacità del Segretariato di assistere gli sforzi nazionali volti a ristabilire lo stato di diritto nelle società che si trovano in situazioni di conflitto o post conflitto.
  • DIRITTI UMANI: l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dovrebbe essere rinforzato con ulteriori risorse, umane e finanziarie, e dovrebbe poter giocare un ruolo più attivo nelle deliberazioni del Consiglio di Sicurezza e della proposta Commissione per il Peacebuilding. Gli organi delle Nazioni Unite che si occupano di diritti umani dovrebbero altresì essere resi più efficaci e responsabili.
  • DEMOCRAZIA: un Fondo per la Democrazia dovrebbe essere creato in seno alle Nazioni Unite per assistere i paesi che cercano di stabilire o rafforzare la democrazia al loro interno.


V. Rafforzare le Nazioni Unite


Se da una parte gli obiettivi devono essere fermi e costanti, le procedure e l’organizzazione devono muoversi con i tempi. Se l’ONU vuole essere uno strumento utile per i suoi Stati Membri, e per i popoli del mondo, rispondendo alle sfide che sono state presentate nelle precedenti tre parti, dovra’ adattarsi interamente alle necessita’ ed alle circostanze del XXI secolo.

Molto e’ già stato ottenuto dal 1997 con la riforma delle strutture interne e della cultura stessa delle Nazioni Unite. Ma occorrono molti altri cambiamenti, sia nella branca esecutiva – il Segretariato ed il piu’ ampio sistema ONU – sia negli organi intergovernativi delle Nazioni Unite:

  • ASSEMBLEA GENERALE: l’Assemblea Generale dovrebbe adottare misure coraggiose per ottimizzare la propria agenda e accelerare il processo deliberativo. Essa si dovrebbe concentrare sulle maggiori questioni del momento, e stabilire meccanismi per coinvolgere in modo pieno e sistematico la societa’ civile.
  • CONSIGLIO DI SICUREZZA: il Consiglio di Sicurezza dovrebbe essere ampiamente rappresentativo della distribuzione del potere nel mondo d’oggi. Il Segretario Generale appoggia i principi di riforma delineati nel rapporto del Comitato dei Saggi, e sollecita gli Stati Membri a vagliare le due opzioni, il Modello A ed il Modello B, presentate nel rapporto, o qualunque altra proposta in materia di dimensione ed equilibrio dell’istituzione che sia emersa sulla base di entrambi i modelli. Gli Stati Membri dovrebbero convenire di decisione su questa importante questione prima del Vertice di Settembre 2005.
  • CONSIGLIO ECONOMICO E SOCIALE: il Consiglio Economico e Sociale dovrebbe essere riformato cosi’ da poter effettivamente valutare i progressi compiuti secondo l’agenda ONU in materia di sviluppo, servire come forum di alto livello sulla cooperazione allo sviluppo, e stabilire linee guida per l’azione dei vari organi intergovernativi del sistema ONU che sono impegnati nel settore sociale ed economico.
  • PROPOSTA PER UN CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI: la Commissione per i Diritti Umani soffre di una credibilita’ e professionalita’ in declino, e ha bisogno di una profonda riforma. Dovrebbe essere sostituita da un piu’ ristretto e permanente Consiglio per i Diritti Umani, con la funzione di organo principale delle Nazioni Unite o sussidiario dell’Assemblea Generale, i cui membri dovrebbero essere eletti direttamente dall’Assemblea Generale, con la maggioranza dei due terzi dei membri presenti e votanti.
  • IL SEGRETARIATO: il Segretariato Generale dovra’ compiere passi concreti per adattare la propria struttura al conseguimento delle priorita’ delineate nel rapporto, e creera’ un meccanismo decisionale sulla falsariga di un gabinetto governativo. Il Segretario Generale chiede che gli Stati Membri gli conferiscano autorità e risorse per rinnovare e adattare il personale per meglio affrontare le necessita’ contingenti, per cooperare in una revisione completa delle regole che sovrintendono il bilancio e la selezione delle risorse umane e per commissionare una revisione approfondita dell’ Ufficio dei Servizi di Supervisione Interna volta a rafforzarne l’indipendenza e l’autorita’.

Altre priorita’ comprendono la creazione di una maggiore coerenza del sistema attraverso il rafforzamento del ruolo dei Coordinatori Residenti, dando al sistema di risposta umanitaria un sistema di accordi di prestiti di sostegno più efficaci e assicurando una migliore protezione dei profughi. Maggiore supporto dovrebbe essere garantito alle organizzazioni regionali, in particolare all’Unione Africana. La Carta stessa dovrebbe essere aggiornata, abolendo le “clausole relative agli Stati nemici”, il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria e il Comitato Militare, tutte strutture ormai anacronistiche.



VI. Conclusioni: opportunità e sfide

Sta alla comunità internazionale determinare se questo momento di incertezza presagisca un più ampio conflitto, accentuando così le disuguaglianze e l’erosione del concetto di stato di diritto, o se possa al contrario essere propizio per il rinnovamento delle istituzioni a vantaggio di pace, prosperità e diritti umani. Adesso è venuto il momento di agire. Il documento annesso al rapporto elenca specifiche questioni che devono essere prese in considerazione dai Capi di Stato e di Governo. L’azione su questa base è possibile. Si tratta di un risultato alla nostra portata. Da un inizio concreto potrebbe emergere un cambiamento ispirato a una visione che modifichi il corso degli eventi mondiali.
 

 
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